Il megastore virtuale sotto casa è una cavolata pazzesca
Eccomi qua, fresco fresco di SMAU dove tra l’altro ho avuto modo di vedere un paio di cose interessati (un paio proprio nel senso di due), a commentare la notizia del giorno. No, la Libia non centra nulla, mi riferisco infatti all’accordo tra Datamatic e TeraShop che porterà l’e-commerce BOW nei negozi Wellcome e Vobis. Premetto che il settore retail (aimè) non mi affascina (più), tuttavia la questione mi sembra interessante e allo stesso tempo preoccupante.
Di fatto il negozio virtuale sotto casa è una mostruosità. Il negozio virtuale è lì sul mio PC, non sotto casa, dove al più può esserci un punto di consegna. BOW aveva già i TNT point con i quali operare in questa modalità e in effetti questa è la soluzione più logica per il modello di business di BOW.
Come spiegheranno i negozianti Wellcome e Vobis ai loro clienti che lo stesso prodotto si può acquistare su internet e ritirare nel loro negozio ma ad un prezzo diverso rispetto a quello del prodotto in esposizione? E dove finirà la professionalità dei suddetti? Si ridurranno di fatto ad essere dei magazzinieri a partita iva. Qualcuno obietterà che nei negozi ci sarà un maggiore afflusso e che quindi ci potranno essere maggiori occasioni di vendita. Per esperienza e conoscenza del settore posso però affermare con una discreta sicurezza che il cliente on-line acquista SOLO on-line e quindi si limiterà a ritirare il prodotto, pagare e arrivederci.
C’è movimento tra i grandi player nel settore retail ICT, come dimostra tra l’altro il recente accordo tra CDC e Buffetti. Questo è senz’altro un bene ma, come dice giustamente mia figlia di due anni: “L’Apemaia vola e punge“, insomma, vediamo la questione a 360 gradi e non solo dal lato positivo. I grandi player dell’ICT fanno tra di loro accordi su accordi, proviamo ad indovinare chi pagherà il loro aumenti di margine?
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