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Archivio per la categoria ‘mercato ICT’

Il megastore virtuale sotto casa è una cavolata pazzesca

21 Ottobre, 2011

Eccomi qua, fresco fresco di SMAU dove tra l’altro ho avuto modo di vedere un paio di cose interessati (un paio proprio nel senso di due), a commentare la notizia del giorno. No, la Libia non centra nulla, mi riferisco infatti all’accordo tra Datamatic e TeraShop che porterà l’e-commerce BOW nei negozi Wellcome e Vobis. Premetto che il settore retail (aimè) non mi affascina (più), tuttavia la questione mi sembra interessante e allo stesso tempo preoccupante.

Di fatto il negozio virtuale sotto casa è una mostruosità. Il negozio virtuale è lì sul mio PC, non sotto casa, dove al più può esserci un punto di consegna. BOW aveva già i TNT point con i quali operare in questa modalità e in effetti questa è la soluzione più logica per il modello di business di BOW.

Come spiegheranno i negozianti Wellcome e Vobis ai loro clienti che lo stesso prodotto si può acquistare su internet e ritirare nel loro negozio ma ad un prezzo diverso rispetto a quello del prodotto in esposizione? E dove finirà la professionalità dei suddetti? Si ridurranno di fatto ad essere dei magazzinieri a partita iva. Qualcuno obietterà che nei negozi ci sarà un maggiore afflusso e che quindi ci potranno essere maggiori occasioni di vendita. Per esperienza e conoscenza del settore posso però affermare con una discreta sicurezza che il cliente on-line acquista SOLO on-line e quindi si limiterà a ritirare il prodotto, pagare e arrivederci.

C’è movimento tra i grandi player nel settore retail ICT, come dimostra tra l’altro il recente accordo tra CDC e Buffetti.  Questo è senz’altro un bene ma, come dice giustamente mia figlia di due anni: “L’Apemaia vola e punge“, insomma, vediamo la questione a 360 gradi e non solo dal lato positivo. I grandi player dell’ICT fanno tra di loro accordi su accordi, proviamo ad indovinare chi pagherà il loro aumenti di margine?

 

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Perchè vendere sabbia nel deserto?

14 Ottobre, 2010

Molte delle email che ricevo in questi giorni sono relative all’offerta di corsi di formazione, si tratta soprattutto di corsi che, in un modo o nell’altro, permettono di guadagnare denaro. La domanda ovviamente sorge spontanea: se qualcuno conosce metodi efficaci per guadagnare denaro, perchè non li utilizza evitando di insegnarli ad altri?  

I casi sono due: o qualcuno ha una sfrenata passione per l’insegnamento tanto da rinunciare al proprio business per insegnare, oppure il business è proprio l’insegnamento stesso, che tradotto vuol dire: ci guadagno di più a insegnare i miei metodi che a utilizzarli.

Il titolo di uno di questi corsi ”Come vendere sabbia nel deserto” mi fa riflettere sul rapporto tra etica e capacità di vendita. È giusto vendere sabbia nel deserto? È eticamente corretto utilizzare tecniche persuasive per forzare una vendita che non fornisca un adeguato bilanciamento dei vantaggi tra venditore e acquirente? Inoltre, possibile che i clienti non siano ormai sufficientemente vaccinati tanto da essere refrattari alla comunicazione persuasiva di chi vuol vendere sabbia nel deserto?

Personalmente credo, in qualità di cliente, di aver sviluppato gli anticorpi adeguati per non essere preda di venditori dalla chiusura facile grazie (per colpa) delle esperienze negative che ho SEMPRE vissuto ogni volta mi sia capitato di acquistare un prodotto/servizio da uno di questi professionisti della vendita. Spero che anche i miei clienti dispongano di una simile immunità; questo avviamente risulterebbe essere un vantaggio non solo per loro ma anche per chi, come me, ha sempre cercato di offrire soluzioni oneste e adeguate alle esigenze. Insomma: non sabbia ma acqua nel deserto. 

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Apple rules

16 Giugno, 2010

Mi piace scrivere sul blog creando l’articolo on-line, direttamente con l’editor di Wordpress. Tuttavia, disponendo al momento di una connessione GPRS di fortuna, sono costretto a pubblicare il post solo dopo averlo scritto completamente off-line. Affronto però volentieri questo disagio per dire due parole sulla recente ondata di Apple-mania esplosa a seguito dell’inizio della commercializzazione dell’iPad e dell’uscita della nuova versione dell’iPhone.

Trovo veramente assurdo che ci siano persone disposte a fare due giorni di fila fuori da un negozio per acquistare un prodotto tecnologico che non introduce di fatto alcuna innovazione degna di rilievo. Oltretutto, anche nel caso si trattasse di una rivoluzione tecnologica, tale comportamento non sarebbe affatto giustificato. Sia l’iPad che l’iPhone 4G saranno comunque tranquillamente acquistabili anche nei prossimi giorni e mesi, probabilmente anche a prezzi più accessibili.

Cosa spinge allora tante persone a mettere in atto comportamenti irrazionali peraltro molto simili a quelli riservati dai fans sfegatati alle pop-star di turno? Non ho certo la pretesa di valutare il fenomeno dal punto di vista sociologico e psicologico, mi limiterò quindi esclusivamente ad alcune considerazioni relative alla tecnica e al marketing. Come detto i nuovi prodotti Apple non introducono nessuna novità rilevante. Apparecchi simili all’iPad sono sul mercato già da diverso tempo e svolgono esattamente le stesse funzioni del nuovo nato di Cupertino. Lo Stylistic di Fujitsu, per esempio, è disponibilie già da molti anni e dal punto di vista dell’hardware non ha certo nulla da invidiare alla tavoletta di Steve Jobs. Certo, l’interfaccia è Windows, e questo per molti è un punto a sfavore, anzi, è proprio qui la differenza. Apple produce di sicuro interfacce accattivanti che però - a lato pratico - non producono vantaggi rilevanti nell’utilizzo abituale. Insomma, le innovazioni che permettono di interagire con il sistema effettuando particolari movimenti con le dita, sono da ritenersi - allo stato attuale - semplicemente fuffa, roba cioè che fa bene solo al marketing.

Se poi è vero che molti vedono Microsoft come l’impero del male, è maggiormente vero che le politiche di Apple sono - se possibile - ancora più spregiudicate in termini di mancato rispetto della libertà dell’utente rispetto a quelle del concorrente di Redmond . Chi è un po’ pratico di PC e ha provato a installare iTunes, dovrebbe sapere a cosa mi sto riferendo.

Piccola riflessione: avrò forse usato la parola “concorrente” a sproposito? Forse sì, non mi spiegherei altrimenti la presenza del client Exchange già sulla prima versione dell’iPhone (quella che non aveva nemmeno il copia-incolla, per intenderci). Che ci sia una sorta di accordo - più o meno tacito - tra Microsoft e Apple per spartirsi il mercato mondiale dell’informatica è una cosa piuttosto evidente. Ma sembra che i fans della mela non riescano ad accorgersene.

(nell’immagine lo Stylistic ST5011 di Fujitsu)

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Auguri a chi collabora

23 Dicembre, 2009

Gestire una piccola azienda in un settore complicato e competitivo come l’ITC è ogni giorno più difficile e impegnativo. Le tecnologie sono sempre più sofisticate e richiedono grandi investimenti per essere efficacemente supportate, a questo si aggiungono una marginalità sempre più risicata e il continuo tentativo di ’sorpasso a destra’ praticato dai provider telefonici e dalla grande distribuzione. 

Nonostante queste considerazioni e nonostante le difficoltà derivanti dalla crisi finanziaria/economica ancora in corso, siamo comunque arrivati alla fine di questo 2009 in maniera - tutto sommato - dignitosa. Al raggiungimento del risultato hanno contribuito in maniera rilevante tutte quelle persone e aziende che, durante l’anno, ci hanno supportati con collaborazioni e condivisione di esperienze. Mi riferisco non solo alle realtà con le quali abbiamo stretti rapporti di collaborazione ma anche tutti quei colleghi che ci hanno dato una mano, anche semplicemente fornendoci - senza farsi troppi problemi - quel componente che al momento non avevamo a magazzino.

Credo profondamente che il nostro futuro sia legato sempre di più alla possibilità di creare sinergie e collaborazioni con persone e aziende che condividano le stesse problematiche e con le quali si possa agire in parallelo sfruttando le reciproche complementarità, il mio impegno per il nuovo anno sarà quindi quello di riuscire a porre le basi per interagire con un numero sempre maggiore di aziende del settore. 

A tutti i partner, attuali e futuri, voglio quindi augurare un buon Natale e un felice anno nuovo, con la speranza che il 2010 possa essere ancora un anno di efficaci e soddisfacenti collaborazioni. Auguri di cuore.

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Diventare più grandi aggregandosi

29 Giugno, 2009

Il titolo è la frase che conlude questo articolo su 01net che parla della frammentazione del mercato IT italiano. I numeri indicati nell’articolo danno ulteriore forza al concetto, concetto peraltro già espresso su questo blog e ripreso anche in altri settori (vedi Commercialista).

La questione dimensionale è di cruciale importanza in questo mercato, tuttavia pare che l’individualismo la faccia da padrone e le conseguenze di questo atteggiamento non potranno che essere amplificate dalla contrazione economica generale.

Personalmente sono sempre stato disponibile a valutare rapporti di collaborazione che potrebbero poi trasformarsi in vere aggregazioni.

Devo però constatare che tutte le iniziative di questo tipo sono scaturite sempre da mie proposte e non da richieste pervenute dall’esterno, segno che il problema della dimensione non è ancora sentito come rilevante dagli operatori IT locali.

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Il futuro è nella nuvola?

19 Aprile, 2009

Non si parla d’altro. Sembra che tutto il resto sia diventato - all’improvviso - obsoleto. Dinamic Infrastructures Conversations ne parla in quattro articoli su cinque (a proposito, grazie per il link!), e su ogni sito o blog tecnologico, è diventata la parola d’ordine.

Mi riferisco al Cloud Computing, ovvero di quell’insieme di  tecnologie informatiche che permettono l’utilizzo di risorse distribuite. Per semplificare ulteriormente si può dire che il Cloud Computing permette di utilizzare in locale una risorsa (ad esempio un’applicazione o addirittura un sistema operativo completo) che in realtà è distribuita su diversi server collegati tramite Internet (la nuvola, appunto).

Bene, pare che questo sarà il futuro dell’informatica, è solo una questione di tempo. Questione peraltro non da poco per chi opera nel settore. Personalmente sono un po’ scettico sulla possibilita di una rapida diffusione di questa tecnologia, e mi riferisco soprattutto al mercato small business/soho. Lo scetticismo non deriva da sfiducia nelle potenzialità del Cloud Computing, ne è una mia caratteristica personale. Di fatto - però - la realtà che tocco con mano ogni giorno è molto meno evoluta e molto più conservatrice di quanto sarebbe necessario per consentire un’adozione rapida di un paradigma tecnologico così innovativo. Inoltre c’è il problema della qualità della connettività che da noi in Italia non è certo ai massimi livelli.

A questo aggiungo le difficoltà che personalmente ho affrontato nel proporre la nostra soluzione gestionale Glast in modalita SaaS, difficoltà dovute al fatto che alle piccole aziende non piace lasciare i propri dati fuori sede.

La rivoluzione forse ci sarà, ma si tratterà probabilmente di un processo progressivo e piuttosto lineare. Intanto, per fare un po’ di test ’sulle nuvole’, ho provato il servizio gratuito offerto da icloud. Si tratta di un desktop virtuale che presenta una bellissima interfaccia grafica, decisamente Vista-like. Il servizio, nonostante sia in fase beta, funziona egregiamente. Xcerion, l’azienda di icloud, ha alcune sedi in Svezia e una filiale a Seattle. Chissà su quale server girava il mio desktop…

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Fujitsu è on-line

6 Aprile, 2009

Ho visitato con curiosità il nuovo sito che Fujitsu ha messo on-line dopo il primo aprile, data del passaggio definitivo di Fujitsu-Siemens a Fujitsu che,  con la nuova società Fujitsu Technology Solutions, gestirà tutta la propria offerta IT.

Il sito è pulito, lineare e decisamente molto elegante, anche se alcune parti non sono ancora state adattate allo stile grafico del brand.

Il logo Fujitsu mi piace molto, in realtà mi è sempre piaciuto e sono molto contento che Lunidata sia un Fujitsu Select Partner. Lo spirito positivo non manca, alla faccia della crisi.

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Denigrare, deridere, diffamare

13 Marzo, 2009

In questi giorni ho partecipato a un paio di meeting e mi sono di nuovo confrontato con un atteggiamento che mi infastidisce parecchio. Mi riferisco alle battaglie ideologiche dei tecnici informatici. Premetto che non ho nulla contro i tecnici, categoria alla quale - peraltro - appartengo con orgoglio. Categoria che però - a volte - dà l’impressione di non capire bene come funzioni il mondo nella sua complessità.

I tecnici - e mi riferisco soprattutto al settore IT - talvolta amano sposare filosofie e difenderle a qualsiasi costo, rifiutandosi di metterle - e quindi di mettersi - in discussione. Soprattutto se sono filosofie che vanno contro un prodotto o un’azienda.

Bersaglio preferito di queste battaglie ‘contro‘, è ovviamente Microsoft. Sento spesso utilizzare termini denigratori e diffamanti in merito a Microsoft e ai suoi prodotti. Non sono certo qui a difendere un’azienda che spesso ha abusato della propria posizione dominante per imporre le proprie politiche e che di frequente ha commesso errori tecnici o (soprattutto ultimamente) di marketing.

Tuttavia non posso non infastidirmi nell’ascoltare affermazioni tipo: “Exchange fa schifo” o nel leggere storpiature del marchio in senso dispregiativo, vedi Micro$$$oft o Microzozz. A parte il fatto che personalmente ritengo Exchange un ottimo prodotto, non mi sembra lecito insultare un progetto e di conseguenza le persone che lo hanno sviluppato in quanto stiamo parlando comunque di programmatori di altissimo livello e - comunque - di persone che, in quanto tali, sono degne di rispetto. Mi sembra opportuno lasciare che sia il mercato a giudicare la bontà di un prodotto e credo inoltre che le battaglie fondate su pregiuidizi ideologici non abbiano mai portato beneficio alla collettività, in nessun settore e in nessuna epoca.

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