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Archivio per la categoria ‘società’

The DOCTOR is IN

12 Novembre, 2009

Probabilmente la società non avvertiva la necessità di avere altri laureati in comunicazione e marketing, ciononostante erano ben undici i laureandi in CM presenti questa mattina nell’aula magna dell’Università di Modena e Reggio Emilia per ottenere il suddetto titolo, e il sottoscritto risultava essere proprio l’undicesimo di questo plotoncino.

Ebbenesì, anche se con circa 15 anni di ritardo rispetto allo standard ho finalmente conseguito la laurea in Comunicazione e Marketing, discutendo la tesi dal titolo: Il ruolo e l’importanza dei blog nella pianificazione della strategia di comunicazione aziendale.

Ovviamente sono molto soddisfatto del risultato e ci tengo a ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuto e aiutato in quest’avventura, in primis mia moglie che ha sempre creduto che alla fine ce l’avrei fatta e per questo mi ha sempre incoraggiato e - non meno importante - si è spesso sacrificata per far sì che potessi avere a disposizione il tempo necessario per lo studio. Infine una rassicurazione a tutti i clienti: nonostante l’acquisizione del titolo, il tariffario per le consulenze non subirà aumenti!

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Primi sui motori, ultimi nella comunicazione

11 Novembre, 2009

Eccomi a raccontare l’ennesima esperienza traumatica a seguito di chiamata promozionale da call center, dopo quella già raccontata relativa a Telecom. La chiamata arriva in un momento in cui sono piuttosto indaffarato e quindi cerco un po’ di tirare via, questo indispettisce molto la signorina la quale mi tratta in malo modo e mi attacca il telefono in faccia. Mi chiedo se sono veramente così antipatico… fatemi sapere, non mi offendo.

Ecco la storia:

SG (Signorina) - Buongiorno, parlo con il Dottor Tonelli?

Apro parentesi: l’esperienza mi insegna che quando qualcuno che non conosci di dà del “Dottore” a priori, allora è chiaro che c’è odore di fregatura. Nel mio caso, però, considerato che proprio domani conseguirò la laurea in comunicazione e marketing presso l’Università di Modena e Reggio Emilia (di questo ovviamente parlerò in un prossimo post), mi viene da pensare che sto parlando con qualcuno che è a conoscenza della cosa e vuole complimentarsi con me e/o vendermi qualche prodotto o servizio inerente. In realtà non è così, il “Dottore” in questo caso è utilizzato per il sopracitato e classico obiettivo.

ST (io) - Sì, sono io, dica.
SG - Salve, sono [...] (peccato, non ricordo il nome) dell’azienda Primi Sui Motori.
ST - Ah… Guardi, al momento sono un po’ impegnato, comunque dal nome dell’azienda immagino vorrà vendermi un servizio di posizionamento sui motori di ricerca. In questo caso non sono interessato in quanto i nostri siti sono già in prima pagina su Google per le parole chiave di interesse.
SG - Ma lei sta parlando del posizionamento commerciale…
ST - No, sto parlando del posizionamento ‘naturale’. Siamo già in prima pagina e come azienda forniamo anche servizi di SEO ai nostri clienti.

A questo punto la signorina, che non sta minimamente ascoltando ciò che le sto dicendo, si indispettisce per le mie interruzioni al suo script e spara un: Lei non sa nemmeno di cosa sto parlando, dopodichè mi attacca il telefono in faccia.

Passato il disorientamento iniziale mi pongo alcune domande sull’episodio. Innanzitutto è evidente che so benissimo di cosa stiamo parlando quindi sarebbe bastato un semplice: Bene, vedo che non è interessato perciò la saluto. I questo caso per quale motivo l’operatrice dovrebbe essere scortese? Semplicemente non mi interessa il servizio che mi sta proponendo, mi sembra legittimo.

A contrario, se non sapessi veramente di cosa stiamo parlando non sarei allora un potenziale cliente ideale? A questo punto, invece di essere scortese, l’operatrice avrebbe fatto meglio a spiegarmi il servizio offerto e i relativi vantaggi, no?

In realtà il problema che sta alla base di questi episodi spiacevoli è l’inadeguatezza dell’Interruption Marketing ai mercati moderni. Un’operazione di marketing telefonico può ottenere al più’ un riscontro del 2%, da questo deriva un altissimo livello di stress degli operatori e delle operatrici i quali, oltre a essere spesso sottopagati, vengono rimbalzati almeno nel 98% delle loro chiamate. A questo si aggiunge anche, in qualche caso, un po’ di maleducazione.

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SPAM: forse non tutti sanno che…

8 Novembre, 2009

La denominazione delle cosiddette e-mail non richieste non è un acronimo ma il nome di una carne in scatola, stile Manzotin. che si chiama - appunto - SPAM.

L’associazione tra la scatoletta di carne e lo SPAM come lo intendiamo noi, deriva da un esilarante sketch dei Monty Python (quelli del mitico Brian di Nazareth), dove una improbabile cameriera proponeva a due increduli avventori esclusivamente piatti a base di SPAM, mentre gli altri clienti, vestiti da vichinghi, cantavano SPAM SPAM SPAM SPAM…

 

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Gli italiani, la rete e il barbiere on-line

22 Ottobre, 2009

Secondo un articolo di 01Net che fa riferimento a un’autorevole ricerca sull’utilizzo della rete da parte degli italiani, il nostro Paese si posiziona tra quelli meno all’avanguardia per quanto riguarda le attività online. Non c’è da stupirsi per questo risultato: a parte il fatto che in qualsiasi classifica internazionale l’Italia è sempre il fanalino di coda - il che lascia un po’ perplessi sulla validità di queste classifiche - la realtà relativa all’utilizzo della rete nel nostro paese è effettivamente sconsolante.

Non è solo una questione di banda larga e di copertura ADSL, la difficoltà che abbiamo è quella di far diventare Internet uno strumento di utilità quotidiana, al pari del telefono e dell’automobile; di fatto l’utilizzo della banda larga da parte degli utenti privati è relativo soprattutto a finalità ludiche e non sempre legali. Ciò che manca è soprattutto l’idea di utilizzare la Rete per risolvere i piccoli problemi quotidiani e questo è alimentato anche dalla poca disponibilità degli operatori economici nell’effettuare investimenti - anche di importi modesti - per realizzare servizi on-line. A questo proposito vorrei prendere ad esempio una categoria di operatori economici piuttosto diffusa e scarsamente informatizzata: i barbieri e/o parrucchieri.

Chi mi consosce sa che la mia necessità di rivolgermi al barbiere è minima. Tuttavia, nonostante la mia capigliatura sia molto simile a quella del boss di Dilbert, non posso evitare di andare dal barbiere con una certa frequenza e, ogni volta, nonostante l’operazione di taglio duri circa 10 minuti, sono costretto a dedicare da una a due ore all’operazione in quanto il barbiere non accetta prenotazioni e devo perciò rispettare la fila.

A questo punto mi chiedo: non sarebbe efficace e poco costoso per un barbiere realizzare un sito di prenotazioni on-line dove il cliente possa verificare la disponibilità ed effettuare in autonomia una prenotazione che gli permetta di risparmiarsi un’ora di inutile fila? Basterebbe riservare una poltrona ai clienti che prenotano on-line e, nel caso poco probabile che il cliente non si presenti, far occupare il posto da un cliente della fila. I risultati ottenibili sarebbero:

  1. massima efficienza per il barbiere in quanto la fila sempre presente gli permetterebbe comunque di non rimanere fermo nel caso (ripeto, poco probabile) che un cliente non si presenti all’appuntamento
  2. massima soddisfazione per il cliente che - azzardo - potrebbe essere dipsosto a pagare qualcosa in più per usufruire del servizio
  3. esterma fidelizzazione del cliente grazie a un servizio differenziante, molto utile ed efficace

Questo è solo un piccolo esempio di come la rete possa risolvere i piccoli problemi quotidiani e permetterci di utilizzare meglio il nostro tempo. L’importante è credere nello strumento e investire nella creazione di servizi; c’è la fuori qualche parrucchiere/barbiere che vorrebbe sperimentare il servizio di prenotazione online? Fatevi sentire!

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Se avrò bisogno vi ricontatterò io

3 Agosto, 2009

Arrivato ormai alla soglia dei quarant’anni e avendone alle spalle già diciotto di attività in proprio, ho sviluppato una filosofia che intendo -d’ ora in poi- applicare in maniera rigorosa. Il titolo del post sarà infatti la risposta che fornirò a chiunque intenderà propormi l’acquisto di qualsiasi prodotto o servizio, o l’adesione a qualunque iniziativa di qualsiasi carattere.

L’atteggiamento “Se avrò bisogno vi ricontatterò io” è qualcosa che và contro alla mia personalità, una sorta di auto-violenza intellettuale. Per carattere sono infatti incline a confrontarmi con ogni proposta e novità e soprattutto a concedere fiducia a priori. Purtroppo le continue interruzioni dell’attività lavorativa (con relativi costi) da parte soprattutto delle aziende di telefonia e del loro esasperante Interruption Marketing e gli enormi problemi riscontrati ogni qualvolta mi sia capitato di agire d’impulso e di accettare una proposta non richiesta, mi hanno portato alla decisione di assumere questo comportamento.

L’ultimo episodio riguardante un contratto capestro stipulato con un’agenzia di sorveglianza che, in base al contratto da me sottoscritto con malriposta fiducia ha la possibilità di non eseguire il servizio senza che io possa disdire il contratto stesso, è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Quindi lasciatemi pure i vostri riferimenti, se sentirò la necessità di avere un servizio di sorveglianza o di cambiare compagnia telefonica oppure di fare beneficienza, saprò a chi rivolgermi. Insomma: Se avrò bisogno vi ricontatterò io.

 

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Zio Bill abbandona Facebook

28 Luglio, 2009

10.000 richieste di amicizia hanno convinto Bill Gates ad abbandonare Facebook e a definirlo ”Una perdita di tempo“. La notizia non ha certo bisogno del misero effetto di amplificazione che può darle questo blog, visto che è stata ampiamente riportata da tutti i telegiornali.

La riporto comunque in quanto chi mi conosce sa che non ho mai amato Facebook, non tanto per il mezzo in sè stesso ma per l’uso che ne viene fatto. In effetti più dell’abbandono mi ha sorpreso sapere che l’ex numero uno di Microsoft gestisse una pagina personale su FB. Evidentemente una scelta non adeguata alla popolarità del personaggio.

Cosa ne farà adesso lo Zio Bill di tutto quel tempo libero? Magari ce lo racconterà via Twitter ;-)

 

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Odio le Poste

4 Giugno, 2009

Mi capita di rado di dover andare all’ufficio postale del mio paesone. Quelle poche volte però rappresentano per me un vero incubo. Oggi, per esempio, sono entrato alle Poste per ritirare una raccomandata. Non ha molto senso dover spendere energie e tempo per ritirare un documento che altri mi hanno inviato senza alcuna richiesta da parte mia. Purtroppo è così che funziona, almeno per il momento. L’ufficio era -ovviamente- affollatissimo per cui dovrò tornarci un’alta volta. E così dovrò dedicare altro tempo per un impegno assolutamente improduttivo e -insisto- per qualcosa che non ho richiesto.

Ultimamente si fa un gran parlare (anche su questo stesso blog) dell’idea del Ministro Brunetta di fornire una casella di posta certificata a ogni cittadino. Francamente non vedo l’ora che questo progetto venga realizzato.

A tutti i blogger che liquidano l’iniziativa dicendo che la PEC è una reatà solo italiana (qui, qui e anche qui) chiedo: questo è necessariamente un difetto?

 

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Quando crollano i sogni

9 Aprile, 2009

Webnews blog scrive: In questi giorni ci è difficile portare avanti la linea solita del blog. La sensibilità è altrove ed in queste ore, demagogia a parte, è difficile affrontare argomenti che non siano legati in qualche modo al terremoto [...]

La frase rappresenta bene il momento. Questo blog tratta di argomenti legati all’informatica e al business, non avrebbe senso trattare qui temi specifici relativi al terremoto. Preferisco parlare di questi argomenti altrove, in spazi adeguati. 

Tuttavia non posso non rilevare che:

Ogni sistema organico ha i propri parassiti.
Il TG1 potrebbe evitare di vantarsi dell’audience relativa ai propri servizi sul terremoto.

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La difficile arte del ringraziare

9 Gennaio, 2009

Facciamo sempre più fatica a dire “grazie”. Fa parte della nostra cultura occidentale: ringraziare è un po’ come ammettere di aver bisogno degli altri, di non essere autosufficienti. O magari è solo distrazione, ma tant’è. Prendiamo ad esempio i giapponesi. Non fanno altro che ringraziarsi l’un l’altro. Non è una questione di forma, la loro è proprio una cultura diversa e a noi a volte fanno un po’ sorridere. Ma è un nostro problema.

Lo spunto di questa riflessione arriva da un episodio che mi è da poco capitato. Ho segnalato ad un amico che è titolare di un’ottima azienda che si occupa di software, un possibile candidato a ricoprire una posizione vacante all’interno della sua struttura. La segnalazione ovviamente è stata fatta con il consenso dell’interessato.

Bè, per farla molto breve, la persona in questione è stata assunta, tuttavia - a seguito di questo - non ha pensato di chiamarmi o di inviarmi spontaneamente una email con due parole di ringraziamento. O ancora più semplicemente di informarmi sul fatto che la mia segnalazione gli aveva permesso di trovare un lavoro migliore. Ovviamente non mi aspettavo nulla, però credo che in questo caso un ”grazie” - detto in un qualsiasi modo - poteva essere adeguato. Comunque la cosa mi ha fatto riflettere sulla necessità di ringraziare chi fa qualcosa per te, soprattutto se lo fa senza chiedere nulla in cambio. 

ATTENZIONE però: questo post non vuol essere una critica verso la persona in questione, ma piuttosto un promemoria ad uso e consumo personale, una sorta di nodo al fazzoletto per ricordarmi di dire “grazie” in tutte le occasioni nelle quali sia anche solo minimamente indicato usare questa meravigiosa parola. 

 

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Credo nel 2009

4 Gennaio, 2009

2009 è un bel numero, mi piace. Penso che il 2009 sarà - nonostante tutto - un buon anno. Credo nel 2009 e in altre cose importanti. Una di queste è l’Etica. Credo nell’Etica perchè ho imparato, prima con l’esperienza e poi con lo studio, che l’Etica è ciò che rende florida l’economia. Sviluppo e progresso non possono esistere senza l’Etica.

Credo anche nel Lavoro e nell’importanza del valore aggiunto che il Lavoro è in grado di apportare ai prodotti e ai servizi. Non può esserci ricchezza senza il Lavoro. Vendere il nulla porta solo ricchezza effimera.

Non credo invece alle speculazioni finanziarie, alla TV e al suo popolo drogato da reality, ai ciaomamma dietro ai giornalisti dei TG, a quelli che “lo fanno tutti”, alla banda larga per scaricare i film piratati, a quelli che “non si può cambiare”, agli oggetti gettati dal finestrino, ai fenomeni di massa.

Non credo nemmeno alla crisi. Questa crisi finanziara/mediatica è il frutto dell’eccessiva speculazione. Farà sicuramente molti danni ma alla fine l’economia dovrà ripartire. E probabilmente ripartirà più forte di prima per via della inevitabile selezione.

Insomma, è possibile fare del 2009 un buon anno ma è necessario credere che sia possibile. E l’ultima versione di Kaspersky potra aiutarci a raggiungere questo obiettivo (ebbenesì, non sono proprio un fenomeno nel fotoritocco…).

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