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Alluvione ad Aulla

Trovo solo ora il tempo di scrivere in merito dall’alluvione del 25/10/2011 che ha distrutto la città di Aulla, la mia città. I danni sono enormi e la situazione, seppur notevolmente migliorata, è tutt’ora abbastanza critica. Le prospettive per il futuro non sono certo rosee, la parte maggiormente danneggiata della città è quella a più alta concentrazione di attività commerciali e molti dei negozi distrutti non riapriranno mai più. Domani si celebreranno i funerali delle due vittime ed è stato proclamato il lutto cittadino.

In questi giorni oltre al grande lavoro di pulizia e ricostruzione portato avanti dai cittadini e dai volontari arrivati da tutta Italia, abbiamo assistito ad uno sconcertante scaricabarile tra le autorità in merito alle responsabilità della tragedia. Da questo ho elaborato alcune idee sulle modalità e sulle cause di questa devastazione. Non mi ritengo certo un tecnico del settore, sono solo un semplice cittadino che ha a cuore il proprio territorio e che spera che in futuro si possano evitare ulteriori inondazioni di questa portata o che almeno se ne possano limitare i danni. Ecco quindi quanto emerge da questa settimana di fango e battibecchi sui media.

Evento eccezionale. Molti rifiutano di ammettere che l’evento sia eccezionale ma di fatto lo è. L’acqua e il fango sono arrivati dove nessuno ha mai pensato potessero arrivare. Purtroppo questo non vuol dire che l’evento non possa ripetersi.

Si è costruito dove non si doveva. Questa è stato uno dei due tormentoni ripetuti ossessivamente nei primi giorni dopo l’alluvione. Tutta la Lunigiana è ad alto rischio idrogeologico, in base a questo non si dovrebbe costruire da nessuna parte. Diciamo che alcune situazioni si sarebbero potute evitare. Realizzare un supermercato sotto il livello stradale in una zona a ridosso del fiume non è stata certo una grande idea. Dire però che non si doveva costruire è solo un modo per scaricare responsabilità sulle amministrazioni precedenti. Oltretutto ci sono stati enormi danni anche in tratti di Via Nazionale, strada che esiste da sempre e con relative costruzioni. Di fatto poi quasi tutte le città sono costruite sui fiumi (vedi Firenze, Roma, Parigi, Londra ecc…) e non certo sui monti… E comunque vengono giù anche quelli.

Colpa della diga. La diga di Teglia è additata dalla popolazione come la principale causa del disastro (secondo tormentone). Di fatto si sono verificati allagamenti e danni anche in zone a monte della diga, questo escluderebbe una responsabilità esclusiva. La Edison dice che le operazioni si solo svolte secondo le procedure. E se le procedure fossero sbagliate? L’ideale sarebbe avere la diga scarica prima che inizino le pioggie evitando così di scaricare acqua in situazioni già critiche.

Sistemate quel fiume. Diciamolo chiaramente: la manutenzione del fiume Magra è inesistente. Con le piene viene giù di tutto e il letto del fiume si è notevolmente alzato negli ultimi anni. Invece di pensare a progetti avvenieristici di messa in sicurezza, i nostri cari (in tutti i sensi) amministratori dovrebbero risolvere questo problema. Una manutenzione adeguata del Magra avrebbe sicuramente limitato i danni. Se alla manutenzione avessimo aggiunto poi un muro di protezione sul viale Lunigiana realizzato come si deve, allora, forse, non saremmo ora qui a spalare fango e a piangere le vittime.

Il ponte sullo stretto. Il ponte che collega Aulla a Podenzana è troppo basso ed ha piloni troppo larghi. Con tutto il materiale che il fiume trasporta durante le piene, l’effetto diga è assicurato. Nell’alluvione di Martedì scorso il ponte ha contribuito all’innalzamento del livello dell’acqua di almeno un metro.

A san ‘n man a nisciun. Il comune riceve l’allarme meteo a mezzogiorno (allarme A1, il più grave) ma nessuno si preoccupa. Il vicesindaco dichiarerà candidamente a Il Tirreno: “Di allarmi ne arrivano tanti, poi non succede mai niente…”. L’unica preoccupazione è il ponte di Stadano, frazione dove abitano 10 persone e che si trova 8 kilometri a valle di Aulla. Viene mandato un uomo sul posto. Sul viale Lunigiana (a 200 metri dal palazzo del comune), dove c’è un supermercato sottostrada a 10 metri dal fiume, invece non viene mandato nessuno, Tra l’altro i fiumi vanno in discesa, quando ad Aulla succede il disastro a Stadano è ancora tutto a posto. Il ponte crollerà dopo.

La sensazione di pericolo in città è stata comunque mitigata dal fatto che nella giornata dell’alluvione è piovuto - tutto sommato - poco. Uscendo di casa alle 15 avevo guardato il fiume e non mi sembrava per nulla minaccioso. Alle 18.30 mi trovo in ufficio e non mi accorgo di nulla. Sono molto impegnato con i server in quanto da diversi minuti manca la corrente e le batterie degli UPS si stanno scaricando. La mia attività si trova in una zona per poco non toccata dall’alluvione ma mia moglie è a casa con la bambina e la casa è sopra al Conad. Mi chiama disperata, mi dice che è un disastro e che sono morte delle persone. Stento a crederci, nessuno ci ha avvisati, nessun allarme, nessun altoparlante che ci abbia avverito del pericolo, nulla. Siamo in mano a nessuno.

Giochi senza campanile. A Pontremoli è tutto allagato già alle 15, tre ore e mezza prima del disastro. Il sindaco di Pontremoli manda quattro fax di allarme ad enti vari ma non avverte nè il comune di Villafranca, nè quello di Aulla, cioè i due comuni che riceveranno a breve tutta quell’acqua che sta scendendo da Pontremoli. Provo a non pensare male ma faccio fatica.

I giapponesi. Il Giappone è un territorio ad alto rischio sismico. I giapponesi non si sono limitati a non costruire ma hanno realizzato edifici e infrastrutture in grado di assorbire le scosse di terremoto. Se fosse arrivato in Italia un terremoto di intesità pari a quella del terremoto in Giappone del Marzo 2011, l’intero paese sarebbe stato raso al suolo. Il Giappone ha subito enormi danni ma non è stato raso al suolo. I giapponesi si sono organizzati contro i terremoti. Dobbiamo fare come i giapponesi, organizziamoci.

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