Nel post Abroghiamo il DM 314/92 sulla telefonia del Dicembre 2009 scrivevo a proposito dell’inadeguatezza dei requisti richiesti per ottenere il famoso patentino per installare gli impianti di telefonia e networking. Adesso scopro, grazie al blog di Quintarelli (nei commenti tra l’altro è stato citato il mio post come come riferimento per l’elenco dei requisiti) e alla trasmissione di Oscar Giannino su Radio24, che ci sono interessanti sviluppi sulla questione. Il consiglio dei ministri ha infatti emanato il 22 Ottobre 2010 un decreto che recepisce le direttive comunitarie in termini di concorrenza sui mercati delle apparecchiature terminali di telecomunicazioni, nel quale viene ribadito che le installazioni di apparecchiature collegate alla rete pubblica devono essere effettuate da imprese abilitate. Il decreto fissa inoltre gli importi delle sanzioni le quali possono variare 15.000 a 150.000 euro a seconda della gravità del fatto.
Nessuna liberalizzazione quindi per le installazioni dei dispositivi di rete come qualcuno poteva sperare, tuttavia il DM314/92 è di fatto abrogato dall’articolo tre del nuovo decreto che recita: La legge 28 marzo 1991, n. 109, e il decreto del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni 23 maggio 1992, n. 314, sono abrogati decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo.
Ci troviamo quindi in una fase di transizione nella quale il governo dovrà definire nuovi requisiti e modalità per abilitare le imprese che intendano effettuare l’attività di installazione di dispositivi di rete. A questo proposito l’articolo due del decreto recita:
2. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, il Ministro dello sviluppo economico, adotta, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, un decreto volto a disciplinare:
a) la definizione dei requisiti di qualificazione tecnico-professionali che devono possedere le imprese per l’inserimento nell’elenco delle imprese abilitate all’esercizio delle attività di cui al comma 1;
b) le modalità procedurali per il rilascio dell’abilitazione per l’allacciamento dei terminali di telecomunicazione all’interfaccia della rete pubblica;
c) le modalità di accertamento e di valutazione dei requisiti di qualificazione tecnico-professionali di cui alla lettera a);
d) le modalità di costituzione, di pubblicazione e di aggiornamento dell’elenco delle imprese abilitate ai sensi della lettera a);
e) le caratteristiche e i contenuti dell’attestazione che l’impresa abilitata rilascia al committente al termine dei lavori;
f) i casi in cui, in ragione della semplicità costruttiva e funzionale delle apparecchiature terminali e dei relativi impianti di connessione, gli utenti possono provvedere autonomamente alle attività di cui al comma 1.
In pratica sono totalmente da stabilire i requisiti abilitanti e i casi nei quali l’abilitazione non è necessaria. Vi sembra poco? Su questi parametri si gioca parte del futuro delle piccole attività e dei consulenti del mercato ICT italiano, non possiamo quindi lasciare che si giochi sulla nostra pelle senza che le nostre ragioni vengano ascoltate. Ora più che mai è quindi necessario unire le nostre forze partendo dal basso, consapevoli del fatto che è fondamentale essere in tanti per poter pensare di influenzare le scelte che verranno fatte.
A tal proposito mi auguro che il progetto APICI che prevede la creazione di un’associazione di computer shop, piccole software house, VAR e consulenti informatici, possa ottenere il successo sperato. Questo permetterebbe all’associazione di disporre di un numero adeguato di iscritti per poter far valere le ragioni della categoria in sede di definizione dei parametri che regoleranno l’accesso degli operatori al mercato del networking in Italia.
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