Installazione apparati di rete dl 198/10: sviluppi decreto attuativo
Nel giorno in cui il governo annuncia la liberalizzazione delle professioni (escluse ovviamente quelle di avvocato, notaio, farmacista, ingegnere, architetto, autotrasportatore) e la corte di cassazione stabilisce che è lecito coltivare mariuana sul balcone di casa, ricevo indiscrezioni sugli sviluppi in merito alla nuova normativa sull’installazione degli apparati di rete e in particolare sul regolamento che il ministero dello sviluppo dovrà emanare entro Ottobre 2011.
Ricordate la consultazione pubblica indetta dallo stesso ministero dalla quale risultava, come proposto anche da APICI, che la maggioranza degli operatori è favorevole alla totale liberalizzazione del settore?
Bene, dimenticate tutto. La consultazione infatti non ha mosso di un millimetro la posizione del ministero e, in base alle indiscrezioni di cui sopra, la nuova normativa prevederà che per installare apparati di rete sarà necessaria l’autorizzazione. Le aziende che vorranno abilitarsi dovranno rispettare i seguenti requisiti:
- Disporre di un direttore lavori
- Disporre di almeno tre addetti (non specificato se dipendenti o soci)
- Disporre di locali ad uso ufficio e magazzino
- Disporre della strumentazione già indicata nella precedente bozza (riflettometro, misuratore di terra ecc…)
- Disporre di una copertura assicurativa non inferiore a 500000.00 euro
Il direttore dei lavori dovrà essere laureato in una materia tecnica specifica oppure diplomato ma con alle spalle almeno due anni di lavoro dipendente presso un’azienda del settore.
In materia di esclusioni viene confermata la liberalizzazioni dei sistemi con numero di punti di utilizzo non superiore a 10 a prescindere dalla complessità dell’impianto e dalla larghezza di banda fornita dall’operatore, a patto che l’installazione dell’apparato terminale di rete preveda il solo e semplice collegamento della spina al punto terminale di rete.
Questo è quanto. Il ministero non ha quindi tratto indicazioni dalla consultazione pubblica e non ha ascoltato la voce di APICI che, in alternativa alla liberalizzazione, chiedeva la separazione tra chi realizza impianti e chi esegue configurazioni. Se il testo finale non subirà modifiche (ed è probabile che sarà così) dovremmo necessariamente utilizzare al meglio lo strumento associativo per condurre, assieme alle altre organizzazioni, una battaglia per far sì che questo mercato non venga totalmente stravolto da una legge anacronistica e illiberale che (quasi) nessuno vuole.
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