Da diversi anni ormai coltivo un hobby abbastanza particolare: leggere gli annunci di lavoro. Credo che questo sia in modo pratico per capire dove vanno i mercati e la società, insomma, per rimanere in collegamento con la realtà dell’economia contemporanea.
Da questa bizzarra attività ricavo una domanda alla quale non trovo una risposta adeguata: a fronte di migliaia e migliaia di ricerche, come mai il livello di disoccupazione nel nostro paese è così elevato? Qualcosa non torna…
C’è però un’altra domanda alla quale ho invece trovato una risposta che credo sia corretta. In tutti questi anni di attività nel settore dell’elettronica prima (dal 1992) e dell’informatica poi (dal 2000), ho cercato e trovato diverse risorse tecniche e commerciali che hanno lavorato con me in qualità di dipendenti. Tra questi c’erano persone più o meno valide, più o meno capaci e/o affidabili, insomma, una vasta gamma di caratteristiche individuali e di livelli di capacità e preparazione. Quello che però non mi è mai capitato di trovare è un ‘collaboratore’. Intendo con questo termine una persona che porti in azienda un suo capitale di risorse, non necessariamente economiche, che possano contribuire alla crescita dell’attività, con il conseguente risultato poter aspirare a livelli di profitto maggiori in confronto a quelli che potrebbe creare singolarmente con il proprio lavoro autonomo o dipendente e con la ulteriore conseguenza di creare una propria posizione di forza e stabilità all’interno dell’azienda che sia certamente superiore a quella garantita da un normale contratto di lavoro seppur a tempo indeterminato.
La domanda perciò è: come mai non ho mai avuto la fortuna di trovare un collaboratore? Ecco la risposta: non l’ho mai cercato. Da oggi quindi scatta l’operazione Cercasi Collaboratore in quanto gli obiettivi di crescita di una microazienda, specie del settore informatico, non possono che basarsi - in assenza di grandi investimenti - su responsabilità e impegno diffusi. PS. astenersi perditempo!
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collaboratore, collaborazioni, la spezia, lunigiana, tecnico informatico
Torno sul tema del post precedente con un piccolo aneddoto. Una persona che conosco si è presentata nei giorni scorsi nel mio ufficio con una richiesta che sul momento mi ha lasciato un po’ perplesso. Mi ha chiesto infatti di inviare il suo curriculum tramite e-mail in risposta ad un annuncio relativo ad un’offerta di lavoro. Le ho spiegato che se lo avessi fatto, il messaggio e-mail sarebbe stato inviato a mio nome e che sarei stato io il destinatario di eventuali risposte. Inoltre le ho fatto notare che sarebbe stato per lei un po’ penalizzante il farsi inviare l’e-mail da altri in quanto sarebbe risultata evidente la sua carenza in campo informatico. Lei ci è rimasta un po male e poi è uscita con la fatidica frase: “E se uno non ha il computer allora non può più lavorare?”
Forse non è proprio così, oltretutto stiamo parlando di un posto di lavoro da cameriera, un’attività che può certo essere svolta alla perfezione pur essendo privi di conoscenze in campo informatico. Resta però evidente che il digital divide non è relativo solo alla mancanza di connessione a banda larga (tra l’altro la zona dove abita la ragazza rientra in quelle coperte da ADSL) ma è spesso dovuto a una mentalità limitante, poco propensa ad accettare il progresso tecnologico e a sfruttarne i vantaggi offerti per migliorare le proprie condizioni di vita (cioè non solo per scaricare musica e film…).
In ogni modo, per aiutare la ragazza, ho creato un account di posta a suo nome, ho scannerizzato il documento (scritto in parte al pc e in parte a matita…) e l’ho inviato all’indirizzo e-mail indicato nell’annuncio. In bocca al lupo!
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digital divide, lunigiana
Ci sono frasi che non riesco proprio a sopportare, tra queste la più fastidiosa è: “e se uno non ha il computer?” . Purtroppo mi capita spesso di ascoltarla. L’ultima occasione si è presentata durante una riunione organizzata da Confartigianato dove si parlava del SISTRI, cioè della nuova procedura informatica per la tracciabilità dei rifiuti.
Attualmente il sistema di gestione dei rifiuti si basa su formulari cartacei mentre la nuova normativa prevede l’invio on-line delle informazioni e la firma digitale dei moduli. Evidentemente sarà un sistema che consentirà agli organi preposti di eseguire controlli tempestivi ed accurati sulla produzione e gestione dei rifiuti e consentirà inoltre, dopo un inevitabile periodo di rodaggio, una gestione semplificata degli adempimenti. La novità ovviamente si scontra con la diffidenza tipica italiana (e molto radicata in Lunigiana) verso tutto ciò che è nuovo e moderno. Sono conscio del fatto che il SISTRI non sarà certo la soluzione di tutti i mali del settore e sono più che d’accordo sul fatto che si debba - per quanto possibile - cercare di evitare ulteriori costi ed adempimenti alle piccole realtà economiche, le quali hanno notevoli difficoltà nel conciliare il rispetto delle normative con la competitività sul mercato. Tuttavia l’obiezione “e se uno non ha il computer?” è totalmente fuori luogo in questo e in ogni altro caso.
Se è vero che il possesso un computer e di una connessione a Internet non garantiscano di per sè l’essere adeguati alla realtà della società contemporanea (cioè potrei per esempio possedere un’automobile e poi lasciarla sempre in garage o utilizzarla solo per fare il giro dell’isolato), credo comunque che abbia poco futuro l’idea che si possa gestire un’attività economica senza essere connessi al resto del mondo. Evidentemente non c’è solo il digital divide a separare chi corre da chi rallenta, esiste anche un problema di mentalità che purtroppo, al contrario di quanto sarebbe logico supporre, sembra non attenuarsi con il ricambio generazionale.
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L’attività di rigenerazione delle cartucce toner per le stampanti laser utilizzate in ufficio mi ha sempre interessato e affascinato, e non solo da punto di vista del ritorno economico. Effettuare una rigenerazione toner richiede un’ottima conoscenza della tecnologia di funzionamento della stampa laser e del prodotto specifico, unite a doti di abilità manuale e precisione. Si tratta quindi di un’attività che potrebbe essere considerara quasi ludica da chi, come me, è cresciuto a pane e Meccano.
C’è poi l’aspetto importante della salvaguardia ambientale: la rigenerazione infatti evita che quantità enormi di materiali plastici finiscano nei rifiuti indifferenziati. Questo aspetto risulta maggiormente interessante se unito alla prossimità tra rigeneratore e utilizzatore. La vicinanza tra i due soggetti minimizza l’impatto ambientale grazie alle ridotte necessità di trasporto e agevola la creazione di un rapporto di fiducia che va a vantaggio di entrambe le parti.
Esistono tuttavia alcuni aspetti problematici nell’attuale mercato della rigenerazione. Innanzitutto il rigeneratore deve affrontare investimenti non banali per poter rispettare le normative vigenti in materia di recupero dei rifiuti, investimenti resi ancora più importanti dall’imminente entrata a regime della nuova procedura SISTRI per la tracciatura dei rifiuti. Dal punto di vista strettamente commerciale esiste invece una certa diffidenza da parte dei clienti nell’utilizzare il prodotto rigenerato, diffidenza che è in parte costruita dalle campagne di comunicazione dei produttori di stampanti i quali tentano in tutti i modi di rendere la vita difficile ai rigeneratori, e in parte dovuta a prodotti di scarsa qualità immessi sul mercato con leggerezza e che hanno gettato ombre sull’efficacia del prodotto rigenerato e sulla professionalità degli operatori seri. Per superare questa resistenza è necessario realizzare un prodotto di alta qualità e convincere i clienti che la qualità ha necessariamente costi un po’ più alti.
Risulta quindi evidente che entare in un mercato come quello della rigenerazione non è certo cosa facile, ciononostante, la citata passione per il settore unita a una quasi insana voglia affrontare sempre nuove sfide mi hanno convinto ad affrontare l’impresa. La nuova e per ora unica attività di rigenerazione toner in Lunigiana si chiama - ovviamente - Lunitoner ed è già operativa! Il toner rigenerato di qualità e a KM zero è ora disponibile anche in Lunigiana e devo dire che sono particolarmente curioso di verificare quale sarà la risposta del territorio nei confronti di questo nuovo servizio che permetterà ad aziende e professionisti di risparmiare sui costi di stampa e di rispettare l’ambiente e le leggi in materia di smaltimento dei rifiuti.
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aulla, lunigiana, recupero cartucce, recupero toner, rigenerazione toner, toner rigenerati
In centro sono iniziati i lavori di installazione delle luminarie natalizie…
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In questi giorni ci troviamo al centro dell’attenzione mediatica per la vincita al Superenalotto realizzata a Bagnone. Si tratta evidentemente di un evento a merito zero del quale penso non ci sia molto di che vantarsi. Ovviamente sarei felicissimo se il neomilionario scegliesse di spendere una cospicua somma in hardware e software presso una nota azienda locale del settore… O addirittura decidesse di partecipare come venture capitalist allo startup di una delle tante idee imprenditoriali che realizzeremmo volentieri se fosse disponibile la necessaria materia prima: i capitali, appunto. Tuttavia qualcosa mi induce a pensare che tutto questo probabilmente non accadrà.
Quello che è certo è che, alla fine della fiera, passato il clamore mediatico, ciò che rimarrà a questa terra probabilmente sarà ben poco. Del resto già il suddetto clamore non è che abbia portato molto. Qualche citazione sulla cipolla di Bagnone e poco altro. Addirittura i principali telegiornali non hanno quasi mai utilizzato la denominazione “Lunigiana” per indicare il nostro territorio. Bagnone è stato quasi sempre descritto come il piccolo comune della Toscana. Credo non mi sia mai capitato di sentire un lunigianese parlare con la “C” aspirata, ma forse sono io che non ci ho mai fatto haso.
Per molti quindi “Lunigiana” rimarrà il nome di un viale di Milano e non quel fazzoletto di terra tra la Liguria e L’Emilia eccetera eccetera eccetera. Terra povera, ma baciata dalla fortuna.
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lunigiana, superenalotto, venture capital