Supponiamo che un cittadino italiano inoltri una domanda di mutuo per l’acquisto della casa ad un determinato istituto di credito e supponiamo che la persona in questione riceva pochi giorni dopo da Poste Italiane una pubblicitá che contiene l’offerta di un mutuo per la casa che, guardacaso, è per lo stesso importo e con la stessa durata del mutuo richiesto alla banca.
Supponiamo inoltre che la stessa persona chieda ad un determinato operatore telefonico l’attivazione di una linea ADSL e riceva il giorno dopo una telefonata di Telecom Italia che gli propone lo stesso servizio. Supponendo tutto ció, è legittimo pensare che le grandi spa italiane possano procurarsi facilmente i dati personali dei singoli cittadini e che li utilizzino poi con una certa disinvoltura?
Mi piacerebbe avere testimonianza di casi analoghi in quanto credo che queste prassi siano piuttosto comuni e che l’autorità garante dovrebbe fare luce su questi episodi.
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Mi capita di rado di dover andare all’ufficio postale del mio paesone. Quelle poche volte però rappresentano per me un vero incubo. Oggi, per esempio, sono entrato alle Poste per ritirare una raccomandata. Non ha molto senso dover spendere energie e tempo per ritirare un documento che altri mi hanno inviato senza alcuna richiesta da parte mia. Purtroppo è così che funziona, almeno per il momento. L’ufficio era -ovviamente- affollatissimo per cui dovrò tornarci un’alta volta. E così dovrò dedicare altro tempo per un impegno assolutamente improduttivo e -insisto- per qualcosa che non ho richiesto.
Ultimamente si fa un gran parlare (anche su questo stesso blog) dell’idea del Ministro Brunetta di fornire una casella di posta certificata a ogni cittadino. Francamente non vedo l’ora che questo progetto venga realizzato.
A tutti i blogger che liquidano l’iniziativa dicendo che la PEC è una reatà solo italiana (qui, qui e anche qui) chiedo: questo è necessariamente un difetto?
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