Primo ingrediente: la passione

“Il marketing sviluppato attraverso i media sociali, e quindi anche le relazioni pubbliche, si fondano sulla sincerità delle passioni.

Se non c’è un interesse vivo, autentico, sia da parte delle aziende che dalla parte dei clienti, i risultati non possono che essere deludenti. Anche per questo ci sono aziende, prodotti, marchi, che ottengono più facilmente risultati online, altre che invece arrancano nonostante gli sforzi, altre ancora che dovrebbero affrontare profondi cambiamenti strutturali e di mentalità prima di potersi avvicinare alla comunicazione in Rete.

Le dimensioni non contano. Un’azienda con pochi dipendenti o addirittura a conduzione familiare è più facile che riesca a mettere in risalto il proprio lato umano.”

Ringrazio Markingegno per queste parole che condivido pienamente. La passione è l’ingrediente principale per la buona riuscita di ogni attività umana. Il paradigma è quindi applicabile ovunque e non solo al Social Marketing. Tuttavia è importante ribadire questo concetto nell’ambito del Marketing, in quanto troppo spesso la percezione comune è quella dell’equazione Marketing=Manipolazione.  Percezione che a volte - purtroppo - risulta essere fondata.

(nella foto la maglietta di Radio24: “La passione si sente“)

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Corso di Internet Marketing - Risorse di ricerca

La terza puntata del corso di Internet Marketing e relativa alle risorse di ricerca sul Web. A breve anche le slide di e-mail Marketing, Privacy, Viral Marketing e Guerrilla Marketing.

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Corso di Internet Marketing - I Banner

Seconda puntata del corso di Internet Marketing, protagonisti i Banner.

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Corso di Internet Marketing - 1

Per la preparazione dell’esame di Internet Marketing ho realizzato una mappa mentale per ogni argomento del corso. Pubblico qui le mappe in formato presentazione. Ecco la prima puntata.

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La blog-fobia aziendale

Interessante post da riutilizzare in prospettiva tesi, tratto da DigitalMarketingLab:

Tra le principali obiezioni che frenano le aziende dall’avviare un progetto di Blog aziendale vi segnalo:
- non ho tempo (per ascoltare, pernsare, scrivere, rispondere ai commenti..)
- non so gestire la conversazione (per es. come rispondere a commenti e critiche)
- non saprei su cosa potrei scrivere, con continuità, spirito e passione (cosa è lecito scrivere su un Blog aziendale?)

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Corporate blog: crisi o maturità?

Le chiusure dei corporate blog di Mandarina Duck e di Samsung (della quale ho parlato nel precedente post) autorizzano i detrattori del blogging a parlare di crisi dello strumento in ambito business. Personalmente non credo a questa crisi e sono d’accordo con quanto scrive Antonio Consoli nel suo articolo “La presunta crisi dei corporate blog“.

Innanzitutto è fondamentale che l’azienda che decida di aprire il proprio blog abbia la mentalità corretta per affrontare questo impegno. In secondo luogo credo che non tutti i prodotti/servizi siano adeguati al blogging, e questo immagino sia il caso delle borse di Mandarina Duck.

Non dico che un’azienda che produce borse non debba avere un blog o che questo strumento non sia adeguato alla  strategia di comunicazione aziendale di un’azienda di questo tipo. Dico solamente che ci sono prodotti che più di altri favoriscono la creazione della community. L’esempio più facile da fare è quello del blog Ducati, il quale non è affatto chiuso, anzi, è vivo e vegeto e raccoglie centinaia di commenti per ogni singolo post.

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Samsung chiude: il business blog era lo strumento adeguato?

La chiusura del blog Samsung è sicuramente motivo di riflessione sull’adeguatezza dello strumento blog all’interno della strategia di comunicazione aziendale. Giacomo Dotta su Webnews Blog scrive:

[...] C’era il tempo dei blog aziendali a tutti i costi. Venne poi l’era delle isole aziendali su Second Life a tutti i costi. Stiamo ora vivendo l’era del Facebook aziendale a tutti i costi, in attesa del Twitter aziendale a tutti i costi [...]

Probabilmente c’è del vero, anche se mi sembra improbabile che un’azienda come Samsung Italia si limiti - nei suoi progetti di comunicazione - semplicemente a seguire le mode.

Penso però che le grandi aziende abbiano nel loro DNA l’atteggiamento di chi desidera imporre o comunque controllare la comunicazione, e questo - a mio parere - crea una sorta di alone attorno alle iniziative nell’ambito del blogging intraprese dai grandi brand.

Oltre a questo devo dire che non mi è del tutto chiaro quale obiettivo potrebbe voler perseguire attraverso il blog, un grande brand del mercato consumer come Samsung. Monitorare la blogosfera piuttosto che imporre il proprio canale, questa potrebbe essere una strategia efficace da seguire per un grande player del consumer. Strategia peraltro non meno impegnativa rispetto alla gestione di un singolo blog.

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Citare le fonti per creare la rete

Parlando di business blog non si può non considerare un aspetto fondamentale: la creazione della rete. Un blog non può rimanere estraneo alla Blogosfera ma deve esserne parte attiva. Le azioni che permettono di creare una rete di blog sono la creazione e l’aggiornamento di un blogroll, ovvero di un elenco di link verso altri blog con contenuti inerenti o attigui a quello del blog che li propone, la partecipazione ad altri blog che si concretizza nella lettura e nell’inserimento di commenti su altri siti, la ripresa di idee e concetti da altri blog per creare nuovi post ‘a valore aggiunto’.

In quest’ultimo caso è fondamentale citare la fonte di provenienza dell’informazione pubblicandone il relativo link e rendendo quindi possibile l’utile pratica del trackback. La pubblicazione del link della fonte è oltretutto un riconoscimento del lavoro fatto da chi ha pubblicato il materiale e rende possibile la creazione di una rete virtuale di contenuti che risulterà utile per incrementare la popolarità del blog e di conseguenza la sua efficacia.

Tuttavia non tutti i business blogger sono consapevoli dell’importanza della citazione della fonte. A tal proposito riporto questa esperienza personale: nell’articolo “Collaborare per vincere” pubblicato il 16 Febbraio 2009 sul blog Lunidata, scrivevo:

[...] Non sarà il caso di prendere esempio? Provare almeno a considerare questa ipotesi sarebbe già un buon passo avanti per poter pensare - un giorno - di deframmentare un po’ il nostro mercato [...]

Cliccando sulla frase è possibile ricercarla tramite Google. È evidente che un altro blogger ha copiato pari-pari la frase e l’ha inserita nel proprio articolo evitando di citarne la fonte. La pubblicazione di un link all’articolo originale sarebbe invece stata un’operazione non solo dovuta, ma anche adeguata alla creazione di quell’effetto rete di cui la Blogosfera non può decisamente fare a meno.

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Ancora su Google e la Privacy

Ho partecipato ieri all’incontro “Lezioni di Privacy” e ho avuto modo di porre al Dott. Chiozzi - che personalmente considero un guru della materia - alcune domande in merito al nuovo servizio di Google denominato “Pubblicità basata sugli interessi”.

Le sue risposte hanno confermato la mia tesi iniziale: le problematiche Privacy relativamente a questa tipologia di advertisement sono totalmente a carico di Google.

Il publisher infatti non è in possesso di alcun dato e non è in grado di ricostruire il profilo utente. E soprattutto il publisher non è in grado di associare questo eventuale profilo a una determinata identità.

Questo è valido - ovviamente - finchè si tratta di visitatori anonimi, il problema potrebbe avere risvolti diversi nel caso il sito del publisher offrisse un sistema di iscrizione e successivo login. In qusto caso risulta evidente come la problematica diventi decisamente più complessa.

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Non è una questione di numeri

Le visite sul blog Lunidata sono in costante crescita. Proprio ieri è stato superato quello che era il best day ever sia per i feed che in termini di visitatori unici. Il trend su base mensile vede un aumento del 18% dei visitatori e di oltre il 28% dei feed.

Però, come dice Debbie Weil in questo suo interessante post, ciò che conta non sono i numeri, ma ciò che si dà alla comunità, il valore che si crea.

It’s not how many; it’s what you do for your connections. Are you useful in some way? Are you providing value? If the answer is yes, and you create value over time, then you will be able to go back to your network and get something of value to you - whether it’s information or a sale.

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